La saga del triangolo continua, con il pubblico che si divide. La questione più dibattuta riguarda l’onestà dei protagonisti: Delia è davvero la debole anima che come una foglia al vento cambia direzione a seconda di chi la investe? Soleil era entrata nel ruolo della turbata cronica per nutrire lo spettacolo di questi mesi? E ancora Alex: è capace di amare o è innamorato solo di se stesso? Fino al più generale: coloro che lavorano nello spettacolo sposano la televisione e l’auditel, i propri compagni sono secondari a meno che non servano alla propria carriera. Un’accusa o un dato di fatto che in varie sfumature può riguardare i protagonisti di questa saga?

Il punto è che proprio questa dinamica ha fatto parlare per cinque mesi l’Italia e in questo senso, vera o falsa che sia, non fa differenza. La tematica moglie-marito-amante nei suoi drammatici sviluppi è così comune al pubblico, da oscurare qualsiasi altra storia d’amore che si sia svolta all’interno del programma. Come davanti a un film da cui non possiamo separarci perché estrapola le nostre profonde incertezze, noi ci siamo incollati allo schermo parteggiando per l’uno o per l’altro.

Al di là dei caratteri stereotipati che sono: il marito macho e seduttore a cui piace essere al centro del desiderio di più donne, quella della giovane sprovveduta assoggettata alla maschile prepotenza del gringo, sia dal punto di vista psicologico che economico (Delia si fa scappare: se avessi una casa l’avrei già lasciato da tempo), alla figura dell’amante intraprendente e cinica perché comunque deve fare il terzo incomodo che alla fine finisce sempre per esser scaricata, c’è la verità di una storia che bene o male riguarda molti di noi. Quante volte ci siamo trovati, se non personalmente ma attraverso amici e parenti, davanti a un marito che provvede alla moglie con cui ha un progetto familiare preciso di figli a lunga scadenza (Alex che dichiara: noi abbiamo un futuro ben determinato insieme, ti amo), mentre il resto rimane un “divertimento”, in seconda linea? Mai stare al posto di Soleil che è l’altra, la seconda, l’amore diverso ma non quello portante, a lunga scadenza.

Questo atteggiamento mi ricorda l’apertura sessuale in epoca matriarcale. Avevo letto tempo fa alcuni brani di un’interessantissima enciclopedia di Dario Fo sul sesso, in cui si spiegava come per 20.000 anni, fino al 5000 circa avanti Cristo, la società che si basava sul potere delle donne fosse molto libera sessualmente. Al posto dell’individuo vigeva il postulato della comunità, per cui era questa a possedere qualcosa, non la singola persona, ed era la comunità a sposarsi con un altro clan, con conseguenti unioni libere all’interno delle due comunità dopo il matrimonio collettivo. Una struttura aperta, basata sull’amore e la cooperazione in cui la guerra era sconosciuta. Fu l’avvento del patriarcato a stabilire l’idea di proprietà personale, da trasmettere ai figli che quindi dovevano venir riconosciuti come propri. La coppia nella sua rigidità e l’idea di tradimento nacquero con l’esclusività del possesso, perché l’uomo non essendo sicuro della propria paternità, doveva proteggere la moglie dagli altri predatori bloccandola in casa e facendola esclusivamente propria assicurandosi che i propri eredi fossero davvero tali… Da Zeus che combatte le erinni (residuo del matriarcato) agli altri miti antichi, si nota la storia del patriarca che detronizza la dea madre lentamente, ma in modo inesorabile.

La domanda che mi nasce spontanea è: stiamo forse avviandoci verso una femminilizzazione della società ora che la famiglia tradizionale si sta sfasciando e i figli crescono soprattutto con le madri? Lo stesso desiderio di molti uomini di essere come le donne perché in loro vedono un potere che essi non sembrano avere come quello di procreare (ma in realtà ne hanno tanti altri di poteri ugualmente forti), questa maledetta invidia dell’utero per cosi dire, non è forse una spia che la nostra civiltà sta tornando a dare alla donna un potere che ha perso da 5000 anni,  quando irruppero le tribù guerriere che scardinarono e distrussero la cultura matriarcale? La libertà sessuale di allora, l’assenza di schemi rigidi, la parità gender, non sono forse tutti questi concetti primordiali, preistorici, che si rifacevano a quella dea donna che ora sta prepotentemente tornando alla ribalta?

Matriarcato o meno, stiamo assistendo a una metamorfosi.

Melanie

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